Indice
Il sogno futuristico dell’Arabia Saudita si ridimensiona. Dopo anni di annunci spettacolari e investimenti miliardari, il progetto Neom e The Line cambia rotta. Ma cosa sta succedendo davvero dietro le quinte di questa megacittà nel deserto?
Un’idea ambiziosa che ora rallenta
“The Line” doveva essere il cuore battente di Neom: due pareti di grattacieli alti 500 metri, paralleli per 170 chilometri nel deserto. Una città senza auto, senza emissioni, alimentata da energie rinnovabili. In teoria, un’utopia tecnologica.
Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. Secondo fonti informate, il progetto è stato ridimensionato in modo significativo. Non verrà cancellato, ma compresso. E anche l’attitudine del governo saudita sembra più cauta.
I numeri del ridimensionamento
Fino a novembre 2023, erano già stati spesi circa 50 miliardi di dollari su un investimento iniziale previsto di 500 miliardi. Ma la realtà è che i costi sono lievitati e le entrate petrolifere non stanno seguendo le previsioni.
Alla fine del 2023, diversi tratti di “The Line” risultavano già sospesi o rallentati. Il tono generale è cambiato: da ambizione sfrenata a necessità di contenere la spesa pubblica.
Vision 2030 alla prova della realtà
Neom è il progetto simbolo di Vision 2030, il piano con cui il principe ereditario Mohammed bin Salman vuole trasformare l’economia saudita. L’obiettivo è liberarsi dalla dipendenza petrolifera e puntare su servizi, turismo e tecnologia.
Il piano originario includeva:
- Una città da 9 milioni di abitanti
- Energia 100% rinnovabile
- 95% del territorio riservato alla natura
- Droni, taxi volanti e trasporti sotterranei a guida autonoma
Oggi però, si parla sempre più di un futuro “molto più piccolo”.
Il nuovo volto di Neom: tecnologia al posto dei grattacieli
Secondo voci raccolte dal Financial Times e dal Times, l’Arabia Saudita sta spostando l’attenzione dall’architettura spettacolare a infrastrutture digitali più concrete. La nuova visione? Fare di Neom un hub mondiale per i data center e l’intelligenza artificiale.
Le nuove priorità includono:
- Costruzione di data center alimentati da energie rinnovabili
- Offerta di incentivi fiscali e normativi per aziende IA
- Partnership con multinazionali della tecnologia
- Formazione locale in cloud computing e machine learning
Una svolta che punta meno sull’estetica e più sulla sostanza. E che potrebbe avere un impatto reale sull’economia regionale.
The Line sopravviverà?
Una delle domande più sentite ora è: che ne sarà di “The Line”? Fonti vicine al governo ipotizzano che venga confinata a un tratto pilota. Un segmento urbano compatto, ad alta densità, per testare veramente il modello prima di espanderlo su larga scala.
Tagliare il progetto da 200 km a una manciata di chilometri avrebbe un senso: meno rischi, meno costi, ma la possibilità di verificare se l’idea funziona davvero.
Sindalah: unico tassello già visibile
Ad oggi, l’unico elemento tangibile di Neom è Sindalah, un lussuoso resort per yacht nel Mar Rosso. Doveva aprire nel 2021. Invece, ha visto la luce solo nel 2024, con un costo triplo rispetto al previsto.
L’inaugurazione, con ospiti come Will Smith e Alicia Keys, ha attirato l’attenzione internazionale. Ma internamente il risultato è stato interpretato in modo critico. Il principe, secondo fonti interne, sarebbe rimasto deluso e avrebbe licenziato il CEO di Neom per insoddisfazione.
La pressione dell’economia saudita
Vision 2030 è ancora in piedi, ma subisce adesso il peso di una congiuntura meno favorevole. L’Arabia Saudita resta potente, anche finanziariamente, ma tra spese militari, infrastrutture e welfare, i conti pubblici sono sotto pressione.
I numeri chiave:
- Prezzo del petrolio: instabile, sotto le aspettative
- Spesa per megaprogetti: molto alta, rischio sforamento
- Deficit pubblico: in aumento
- Obiettivi Vision 2030: rivisti su scala e tempistiche
Ecco perché Neom oggi torna a fare i conti con la realtà.
Tra sogni e ostacoli: cosa insegna il caso Neom
Neom non è il primo mega progetto urbano in territori desertici. In passato, idee simili come Masdar City negli Emirati o alcune smart city africane hanno incontrato difficoltà reali:
- Costi difficili da prevedere
- Modello difficile da replicare su larga scala
- Problemi nell’attrarre abitanti veri
- Squilibri tra modernità estrema e tradizione sociale
Un esperimento come Neom può affascinare, ma è anche una sfida tecnica, finanziaria e culturale. E potrebbe non bastare un’idea innovativa per far funzionare una città dal nulla.
Una città del futuro fatta di server?
Concentrarsi su data center e servizi digitali può invece aprire nuovi scenari. Un data center è uno spazio dove si trovano migliaia di server, il cuore fisico di internet e IA.
Attorno a queste infrastrutture possono nascere:
- Start-up tecnologiche
- Società di cybersecurity
- Centri di ricerca e università
- Servizi di logistica e infrastrutture green
Insomma, non sarà la città a specchio vista nei rendering, ma potrebbe essere un vero motore digitale per trasformare l’economia saudita nei prossimi decenni.
Il sogno si ridimensiona, ma non muore: Neom cambia strada. E forse è proprio in questa virata tecnologica che si nasconde la sua nuova chance.












