Arabia Saudita frena sulla megacittà da 160 km: ecco cosa non torna più

Un tempo doveva essere la città del futuro, lunga come 160 chilometri di grattacieli nel deserto. Ora invece, Neom e “The Line”, simboli della nuova Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed bin Salman, sembrano essersi ridotti a un sogno rallentato. Cosa sta succedendo davvero a questo ambizioso progetto?

Un taglio drastico al progetto originario

Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal Financial Times, l’Arabia Saudita avrebbe deciso di ridurre significativamente le dimensioni del progetto “The Line”. Inizialmente immaginata come una città-linea futuristica di oltre 170 chilometri, composta da due pareti di grattacieli alti 500 metri senza auto, senza strade e senza emissioni, oggi quella visione è stata fortemente ridimensionata.

Non è ancora chiaro di quanto sarà ridotta, ma le fonti parlano di una versione “molto più piccola”. Il cuore concettuale del progetto resterà, ma con misure contenute. A causa dei costi fuori controllo e della crescita economica inferiore alle attese, Riyadh ha iniziato a frenare.

Vision 2030: l’ambizione alla prova della realtà

Neom rappresenta il gioiello più ambizioso di Vision 2030, il piano con cui Mohammed bin Salman vuole liberare l’Arabia Saudita dalla sua dipendenza dal petrolio. Tuttavia, il sogno di una mega-città da 500 miliardi di dollari rischia di infrangersi contro la realtà dei numeri.

  • Fino a novembre 2024, sarebbero già stati spesi 50 miliardi di dollari
  • La previsione iniziale parlava di 9 milioni di abitanti
  • L’area doveva essere alimentata al 100% da energie rinnovabili
  • Il 95% del territorio sarebbe rimasto riservato alla natura
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Render spettacolari e promesse di città sospese tra cielo e sabbia avevano stregato il mondo. Ma già nel 2023 i lavori avevano subito forti rallentamenti o sospensioni — un segnale evidente che qualcosa non tornava più nei conti.

“Abbiamo speso troppo”: cambio di rotta a Riyadh

Il segnale definitivo è arrivato durante un forum finanziario a Riyadh nel novembre 2024. Davanti a una platea di investitori, un alto funzionario saudita ha ammesso: “Abbiamo speso troppo”. La nuova parola d’ordine? Ridimensionare. Prioritizzare. Fermarsi dopo una corsa a 100 miglia orarie.

Frasi impensabili fino a poco tempo fa, ma che ora riflettono un cambio di paradigma. La spettacolarità sta lasciando spazio alla cautela.

Neom si reinventa: dai grattacieli ai data center

Ecco dove diventa interessante: secondo alcune fonti, il progetto Neom potrebbe abbandonare la città-linea come elemento centrale per trasformarsi in un polo tecnologico, con infrastrutture digitali al centro.

In particolare, il nuovo baricentro potrebbe essere rappresentato da:

  • Data center ad alta capacità, alimentati da energia rinnovabile
  • Hub per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA)
  • Collaborazioni con colossi tecnologici internazionali
  • Crescita di competenze locali in cloud computing e machine learning

Questo spostamento ridurrebbe i rischi strutturali di costruire una città interamente nuova e si allineerebbe alla corsa globale alla potenza di calcolo. Neom non sarebbe più solo cemento e vetro, ma un laboratorio digitale.

“The Line” sopravviverà?

La grande domanda resta aperta: verrà completata “The Line”? Secondo alcuni, potrebbe sopravvivere come progetto pilota, magari limitato a un piccolo segmento di alta densità urbana. Un test reale, più che un’icona spettacolare, per capire se quell’idea di città funziona davvero.

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Una fascia più corta permetterebbe di sperimentare sul campo, contenendo però i costi e gli imprevisti. Una versione compatta potrebbe mantenere viva la visione originale, ma con i piedi ben più saldi nel terreno del realismo.

Il caso Sindalah: quando i conti non tornano

A oggi, l’unico “pezzo” visibile di Neom è il resort di lusso Sindalah sul Mar Rosso. Doveva aprire nel 2021 ma ha invece visto la luce nell’ottobre 2024. Con tre anni di ritardo e un costo triplicato rispetto al budget iniziale.

Nonostante una sontuosa inaugurazione con star come Will Smith e Alicia Keys, i vertici sauditi non sarebbero rimasti impressionati. Alcune fonti riportano che il principe Mohammed ha licenziato il CEO del progetto, Nadhmi al-Nasr, per via dello scarso impatto rispetto ai costi sostenuti.

Arabia Saudita tra limiti reali e sogni digitali

La revisione di Neom arriva in un momento critico. Sebbene l’Arabia Saudita mantenga potentissime riserve finanziarie e un ruolo di spicco nell’OPEC, l’obiettivo Vision 2030 ha generato richieste sempre crescenti su bilancio, infrastrutture e welfare.

Tendenza recenteSituazione
Prezzo del petrolioVolatile, al di sotto delle attese saudite
Spesa per megaprogettiIn forte aumento, con possibili sforamenti
Conti pubbliciSotto pressione, urge una nuova priorità
Obiettivi Vision 2030Tempi e dimensioni in fase di revisione

Una lezione per i progetti futuri

Neom non è il primo esperimento di città disegnata da zero. Masdar City, in Emirati, e diversi progetti africani di “smart city” hanno tentato percorsi simili, con risultati misti. Grandi visioni spesso si scontrano con problemi concreti come:

  • Difficoltà nel coordinare architettura, trasporti e tecnologie
  • Incognite sulla domanda reale da parte dei residenti
  • Dipendenza da capitali pubblici in scenari economici fragili
  • Conflitti tra modernità e tradizione sociale e culturale
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Ripensare Neom come un polo digitale strategico non è solo un piano B. È forse la mossa più realistica per dare senso e forza a un progetto che, in forma originaria, rischiava di crollare sotto il peso della sua stessa ambizione.

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